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Sento
Terra
a cura di Linda de Sanctis
e Vito Apuleo
Largo della Chiesa
Nuova, Roma
1996
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Agnus
Giallo
cm.150x95
tecnica mista su tavola
1995
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"Invenzioni
tattili"
Ho
sempre cercato di creare una lingua nuova per il romanzo.
Sono arrivato a introdurre termini inediti nel linguaggio
letterario, espressioni usate nella lingua quotidiana
parlata in Anatolia. Ci sono sei miliardi di uomini
sulla terra, e sei miliardi di lingue. Se un romanzo
e' ben fatto, ogni persona che lo legge lo ricrea e
lo reinventa ogni volta perché ogni persona ha
la sua lingua. Io ad esempio vengo dalla Cilicia, una
grande pianura. Se leggo un romanzo e leggo la parola
pianura vedo subito la mia Cilicia, ricreo la mia pianura.
Chiunque legge un libro lo ricrea, reinventandolo a
suo modo, traducendolo nella sua personale lingua. Per
questo penso che il romanzo non morirà mai. Perché
si rinnova ogni giorno.
Yashar
Kemal
Uno
degli aspetti che ho piu' a cuore di tutto l'impianto
di questo lavoro che stiamo facendo, assieme alla poesia,
e' quello relativo alla creazione del gioco linguistico.
Scusatemi se subito parto con questo linguaggio criptico
ma non so come altro esprimermi quando parlo di lingue
e linguaggi. Ritengo, e non l'ho inventato io, che la
lingua (tutte le lingue) sia una cosa viva, che muta di
continuo, e che il neologismo, la deformazione, evoluzione
dei segni, la scoperta e la messa a punto di nuovi elementi
di stile, facciano parte del patrimonio della nostra cultura
ed esprimano una forma d'amore per una considerazione
del mondo come qualcosa di bello e di durevole che ha
bisogno di cura e garbo. Credo che questo punto di vista
sia molto sovversivo, in una societa' dominata da modelli
di propaganda consumistica, dove e' assente la cultura
della misura e ogni forma di consumo deve essere espressa
"al massimo", "alla grande", in maniera "trasgressiva",
non c'e' posto per una riflessione rallentata e sperimentale
su un possibile gioco linguistico nuovo. Non e' consumabile,
non e' apprendibile. Si potranno comprare i quadri ma
il gioco e', comunque, no-copyright. Il mio intento e'
di dare un'esperienza di pittura a chi non l'ha mai avuta;
e vorrei farlo nel modo artisticamente piu' proprio, cercando
di non cadere mai nel trabocchetto del linguaggio "ad
hoc": ne' in quello del mondo dell'arte, ne' in quello
dei sordociechi. Cerco un linguaggio "aperto". Mi auguro
che gli spettatori sentiranno compiutamente delle sensazioni
emozionali (positive o negative) grazie alla pittura.
Ci saranno lavori in cui i vedenti “vedranno" qualcosa
in piu' e ce ne saranno altri in cui vedranno qualcosa
in meno. Il lavoro del limone bianco e' significativo
del fatto che in questa mostra, nessuno puo' insegnare
niente a nessuno. Sensibilita' diverse possono scambiarsi
saperi, piaceri. In questo caso non c'e' un di piu' o
un di meno; un sopra o un sotto, solo un’infinita varieta'
di sensibilita' che attraverso l'espediente della pittura
trovano un ambito in cui misurarsi, dialogare, amarsi
alla pari. Uno spazio in cui l'amore dell'altro e nostro
non vengono rappresentati gerarchicamente; in cui la parola
sensibilita' mette tutti allineati ai blocchi di partenza
di un'esperienza, forse, mai tentata. Saranno le risposte
del pubblico a guidare e giudicare la qualita' di cio'
che stiamo facendo. Nel lavoro che ho realizzato fino
a prima di questa mostra, spesso, usavo la forza dello
straniamento dell' oggetto dal suo contesto, della sua
monumentalizzazione, per avviare un dialogo con l'osservatore
sul senso comune, sul comune modo di vedere una cipolla
e sulla sorpresa nel vederne una siffatta. Anche stavolta
il gioco si ripete. Tutti conoscono le cipolle. Qualcuno
le ha incontrate con gli occhi, qualcuno con le mani,
qualcuno con il naso ma tutti possono costruire un parallelo
tra la propria memoria dell'oggetto e questa sua rappresentazione.
La visione di un'opera d'arte scatena il libero gioco
delle facolta' dell'animo e genera un senso di pienezza,
di gioia e di conoscenza. Credo che questo nostro pubblico
non sia abituato a frequentazioni pittoriche e questa
sara' una forte azione di stimolo, di vivificazione. Per
questo assortiro' la mostra secondo soggetti e tecniche
eterogenee, rischiero' di creare un maggior effetto di
spaesamento, ma potro' temere di meno di cadere nella
retorica e nella univocita' dell' interpretazione. Mi
spiego: l'opera non finisce quando io la finisco, ma li'
inizia. La sua interpretazione non e' fissa, ma aperta
a infinite possibilita' di lettura. Il testo pittorico
serve solo a fissare i confini della sua interpretabilita'
senza che il lettore cada nel suo stravolgimento. Spero
che sia anche una mostra spettacolare e se sara' un bello
spettacolo sara’ un bene e non un male per l'arte. Se
avra' successo tanto meglio, ci dara' la possibilita'
di tornare presto ad occuparci di queste cose. Se avra'
poco successo pazienza, sara' stata grande per noi la
bellezza di questo nostro esperire e la viva sensazione
di essere stati utili a qualcosa. Roma,
2 settembre 1996 Massimo
Catalani
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Appunti
di un viaggio a Osimo "Sento
terra" |
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Palmarola
cm185x96,
riportata sull'invito
1994
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Un non vedente
di fronte ad uno dei lavori esposti in "Sento
Terra"
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Angela Pimpinella
insieme alla sua assistente della Lega del Filo
d'Oro di Roma
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Limone Bianco
cm.62x85 tecnica
mista su tavola
1995
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Agrume con
cinque foglie
cm.60x40, terra
di Ladispoli e di Carrara
1995
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Limone con due
foglie
cm.90x60, terre
di Spello e Ladispoli su tavola
1994
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Asinella gravida
cm. 40x60, terre
e sabbie di Carrara, Palombara, Ladispoli
1995
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Circeo rosso
50x70, terre
e pigmenti su tavola
1994
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