Just parts of Her (invito)
1997
"Come la terra si fece
carne"
Sabbie, terre, luce e colori primari
in amalgame dense e pastose. Nudità colte a tratti, discrete e quasi
sommesse: profili e particolari che non parlavano, ma si limitavano a suggerire
qualcosa d'altro. Ma sopra ogni altra cosa ricordo che, entrando nello
studio, rimasi colpita dal piccolo ritratto della donna in giallo: ne colsi
la posizione intima, ripiegata su se stessa, il suo "proporsi", pur nascondendosi,
allo sguardo e la straordinaria potenza luminosa della chioma. Ricordi
e memorie affollarono la mia mente, un'altra donna si sovrappose a quella
del ritratto: un altro corpo più mollemente reclinato, le braccia
non più fortemente espressive, ma angosciosamente adagiate, chiuse
su se stesse a bloccarne la chioma. Strana coincidenza, pensai (forse però
nell'arte non esistono coincidenze, ma solo reminiscenze "originarie"!),
chissà se il Catalani lo sapeva che quella donna somigliava in modo
dolce e struggente a "Il Silenzio" (1799-1800) di Füssli e chissà
se sapeva che quel dipinto era esposto a Zurigo, a poca distanza dal luogo,
Ginevra, in cui per la prima volta questa opera sarebbe stata visibile
al pubblico.
Probabilmente non lo sapeva e comunque
mi avrebbe detto che poco importava a lui sempre così "imbarazzato"
dinanzi a giovani storici dell'arte come me, sempre pronti ad entusiasmarsi
per un'opera come questa, ma a cedere, concedetecelo, a quella continuità
della memoria che lega il passato al presente, conservandone la straordinaria
potenza evocativa del messaggio.
E poco importa se il Catalani s'imbarazzerà
anche questa volta, pensai, perchè io continuavo a credere sì
nel valore del messaggio, ma anche e soprattutto in quello della memoria
e nella sua pittura continuavo a vedere contemporaneamente la donna antica
e quella moderna: non cercavo certo un legame, ma mi lasciavo andare alla
suggestione di quella immagine e coglievo quel misto di dolcezza e forza,
femminilità e ferocia che tale donna, memore di chissà quante
altre donne, esprimeva una volta e poi un'altra infinità di volte.
Continuai a girare per la stanza e a
perdermi in quei colori e in quelle forme così "presenti" e dentro
di me pensai che certo al Catalani non l'avrei mai detto che ancora una
volta invece di fare il critico d'arte avevo cercato le mie e le sue radici
nella storia.
Anna Casalino
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