La feminité de la terre
Questa storia è iniziata a Ginevra nel 1997 nella Galleria Nota Bene; si intitolava “Just Parts of Her”, ero molto più giovane e non me la sentivo di affrontare per intero una figura umana. Mi limitai a raccontarne delle parti a partire dai soli piedi, poi sole mani, poi labbra, poi mezza figura forse tre quarti ma arrivai a farne una intera sola e molto piccola. Sempre posture di riposo, sforzo o contemplazione.
Nel 2009 a Roma nella galleria di Emiliano Campaiola tornai sul tema con il titolo “La Femminilità della Terra”. Tra i generi pittorici tradizionali c’è quello della figura femminile. Io l’ho interpretato come una struttura narrativa per esprimere ed affermare un desiderio generale, di uno stato di pace con se stessi, che io desidero e cerco. E’ una condizione che prescinde dal genere, dall’ età o dalla condizione sociale e che credo sia universale. La forma dell’identità di ogni figura intera aveva un corpo ma non un viso, aveva una modalità in cui tutti potessero riconoscersi: non raccontai i loro lineamenti, i loro nasi, i loro occhi, le loro guance e ciglia. Non ci guardavano, non erano in relazione con noi spettatori.
Nel 2012 a Monaco mi ripresento con il titolo “La Personale Femminilità della Terra!”. La terra, per alcuni Gea, racconta il personalissimo modo di porsi ed essere che ognuno di noi raggiunge nel riposare, leggere, allungarsi, stirarsi il dorso e così via. Sono stato una settimana con la macchina fotografica a caccia di immagini che mi avvicinassero al racconto di una ventina di incontri umani. Momenti spesi con persone rapite dal mondo reale e lasciate in sé stesse, perché potessero rivelarmi il loro carattere. Una forma di ritratto, per intero, con l’identità, i lineamenti e la relazione con l’osservatore. Sono tornato nutrito ed eccitato da ogni singolo giorno ed ogni singolo incontro che ora vi racconterò…
MC febbraio 2012
